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Crisi del ’29 VS Covid-19

Crisi del ’29 e crisi da Covid-19 cosa hanno in comune?

Come in ogni crisi finanziaria che si rispetti, anche questa volta non sono mancati gli accostamenti con il crollo di Wall-Street del 1929.

Ma è davvero così? E’ corretto paragonare la grande depressione del ’29 alla crisi finanziaria da Coronavirus? 

Secondo il mio punto di vista non è corretto per due motivi fondamentali: 

  1. GENESI: La crisi del ’29 è nata dalla forte speculazione che ha caratterizzato i ruggenti anni 20. In quel periodo non c’erano vere regolamentazioni che limitassero la speculazione finanziaria, e questo generò le condizioni per un indisciplinato utilizzo di credito da parte degli investitori che spinse questi ultimi, insieme alle banche, alla speculazione in borsa. Dal 1920 al 1929 gli investimenti azionari triplicarono il loro volume e gli indici di borsa salirono, dal 1926 al 1929, da 100 a 216, ma all’aumento del valore delle azioni industriali tuttavia non corrispondeva un effettivo aumento della produzione e della vendita dei beni. Mentre la crisi da Covid-19  è stata creata da un fattore alieno al mondo economico, il crollo dei mercati (repentino e violento) è dovuto alla pandemia, quindi non possiamo parlare di crisi finanziaria vera e propria, tanto è che con un graduale ritorno alla normalità i mercati hanno già in parte riassorbito le perdite.
  2. SOLUZIONI ADOTTATE: Nel 1929 le soluzioni adottate furono di due tipi, in un primo momento il presidente americano H.Hoover allora in carica non adottò un programma di assistenza, affidando tutto ai governi federali e all’assistenza privata, inoltre diede ordini di alzare tassi per provare a rallentare la deflazione in corso, questo portò ad una stretta di liquidità che causò una fortissima crisi industriale (specie per il settore automobilistico) e una disoccupazione drammatica. In un secondo momento invece, durante la presidenza di Franklin D. Roosevelt venne adottato un programma di riforme economiche e sociali fra il 1933 e il 1937, conosciuto con il nome di New Deal, nel quale venne dato impulso alla occupazione con forti interventi statali di opere pubbliche e il dollaro venne svalutato del 40% per favorire l’esportazione e si iniziò a regolamentare il sistema bancario e borsistico. Tornando ai giorni nostri “i tempi del Coronavirus” assistiamo invece in tutto il mondo a forti immissioni di liquidità, a tagli dei tassi (in alcuni casi addirittura negativi) a incentivi fiscali e aiuti economici (con tempi e modi diversi da paese a paese) per favorire una rapida ripresa economica.

Le crisi finanziarie sono tutte diverse tra loro perché cambiano i motivi scatenanti, sono differenti i periodi storici e conseguentemente anche le soluzioni adottate per porvi rimedio non sono le stesse. Un aspetto comune a tutte le crisi è che sono temporanee, finiscono e lasciano spazio a periodi di crescita economica. 

  1. Tutte le crisi, hanno un inizio e una fine; 
  2. Durante le crisi si genera una forte volatilità sui mercati che sono straordinarie finestre di acquisto temporaneo (dei veri e propri saldi) in cui è possibile comprare a prezzi scontati anche del 40 o 50%;
  3. Non si può prevedere la durata di questa finestra di sconti, per questo è importante utilizzare strategie che consentano l’ingresso frazionato nei mercati (azionari e obbligazionari), in modo da essere sempre compratore e mediare sul prezzo;
  4. “Bisogna investire per qualcosa e non in qualcosa”, ovvero: bisogna dare un nome ai soldi e pianificare in maniera corretta, se si orienta correttamente il risparmio e gli investimenti su bisogni personali e su importanti e concreti obiettivi di vita, la volatilità può diventare un potente alleato. E’ in questi momenti che si crea valore.

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Andrea Simbula il coach del risparmio

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